Aprile 2012
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non sono uomini quelli appesi per la testa al pettorale, per la gola stretti ai finimenti della notte; le gambe macilente: un prolungamento di stanghe di carri in lenta processione carichi di strame vaporante; cicatrici di braci sibilano lungo gli argini dei botri guidando le bestie insonni al pascolo del mare, visibili nella tenebra dei paraocchi; non sono uomini quelli afferrati ai fianchi della notte scalpitante, le braccia sparute e come sperse nell’impalcato dei toraci belluini che comunicano l’anelito secco e fumido alle froge, caverne saline scialbate d’olocausto; i loro gomiti: protrusioni di nocche calcaree insinuate tra le carni e le travi dei costati; il corame teso del sottopancia, corrodente come acido, incide il tegumento dorsale fino alla corda bifida delle vertebre, ruderi ferrosi dolorosamente ripiegati sopra un midollo di calcinacci; non sono uomini quelli che si dissetano al lattice di lacerti schiumanti come veleno la risacca del giorno finale che incombe?